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Il nuovo commercio delle indulgenze

nov 16

Ricevo dall’ADIDA (Associazione Docenti Invisibili da Abilitare) il seguente articolo che volentieri pubblico:

Il nuovo commercio delle indulgenze

Ovvero come far pagare l’illusione di diventare docenti abilitati all’insegnamento nella scuola pubblica italiana (ai circa 43.000 precari non abilitati crocefissi al palo dell’emarginazione e sepolti dall’oblio, e ai nuovi laureati aspiranti docenti).

Per espiare gli innumerevoli peccati commessi in questa vita terrena, quelli che un tempo erano i precari non abilitati iscritti nella III fascia delle graduatorie d’Istituto (forse meglio identificabili come III girone dell’inferno dantesco) debbono perseguire l’obbligo di abilitarsi quanto prima – pena la morte lavorativa – coltivando la speranza di superare quella che si prospetta come una vera e propria gara ad ostacoli. Secondo quello che detta il nuovo regolamento per la formazione iniziale dei docenti, gli aspiranti dovranno non solo oltrepassare il triplice test di sbarramento previsto per l’accesso ai TFA, ma sperare di essere fra coloro che saliranno sul Podio, guadagnandosi cioè il diritto a frequentare il Tirocinio sopraccitato

Il summenzionato Regolamento infatti disciplina i requisiti e le modalità della formazione iniziale degli insegnanti della scuola italiana, in coerenza con le presunte previsioni – cosi recita il testo – di cui al piano programmatico adottato dal Ministro dell’Istruzione. Nella fattispecie, si tratta di corsi abilitanti della durata di un anno che, permetteranno ai “fortunatissimi” vincitori della selezione di potersi abilitare all’insegnamento attraverso la frequenza di un corso il cui allestimento sarà completamente a carico dello studente, e che prevede obblighi di frequenza inderogabili ed un esame finale… Detto in altre parole, tenuto conto degli innumerevoli tagli messi in atto dal Ministro della Pubblica Istruzione e del gigantesco numero di precari abilitati (attualmente doppio rispetto alle cattedre annualmente disponibili) è logico supporre che se il numero degli ammessi a questi corsi dovrà necessariamente dipendere dalle esigenze di abilitare nuovo personale da utilizzare nelle scuole, almeno in questi primi anni esso sarà inevitabilmente ridottissimo se non praticamente pari a zero! Ancor più grave è che il regolamento in questione avrà una considerazione solo minima, per non dire irrilevante dell’esperienza -in alcuni casi anche pluridecennale- maturata dai precari non abilitati, mettendoli di fatto sullo stesso piano dei neolaureati. Ciò su cui si vorrebbe porre l’accento è che tutto ciò non solo si tradurrà in una violazione sistematica dei diritti di questi lavoratori, ma in un vero e proprio paradosso, se si considera che lo Slogan con cui il regolamento è stato presentato al grande pubblico recitava per l’appunto che “con i TFA si sarebbe passati dal semplice sapere al saper fare”, e che non si capisce pertanto come mai coloro che dopo anni di insegnamento nelle scuole, e quindi dopo aver acquisito il saper fare, siano stati messi sullo stesso piano di chi non ha esperienza alcuna. Ancora più assurdo appare sotto questo profilo la decisione di selezionare il personale che avrebbe poi avuto accesso ai TFA secondo una modalità che avrebbe prediletto il solo sapere nozionistico a discapito del saper fare!

Il famigerato regolamento sui TFA fa dunque per lo meno discutere, ma è anzitutto necessario precisare che in ogni caso esso non è ancora diventato legge dello Stato. Pur avendo già ottenuto l’approvazione e (pare) la firma del Ministro, esso risulta attualmente in fase di registrazione/stallo alla Corte dei Conti già da alcuni mesi, il che fa ragionevolmente presupporre che la stessa abbia rilevato censure e contraddizioni all’interno del decreto in questione, come d’altronde già era accaduto con il Consiglio di Stato ed il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione. Ma anche dopo l’approvazione del testo in questione, e l’eventuale conversione in legge (solo allora sarebbe norma dello stato), per poter essere concretizzato, deve poter contare su una serie di decreti attuativi che tuttora mancano.

Si può quindi ragionevolmente concludere che l’iter di approvazione e attuazione risulta ancora navigare in alto mare, in mezzo a una gran burrasca e lontano da un possibile porto sicuro. La possibilità che, qualcosa vada storto e che i TFA non vedano mai la luce si fa sempre più verosimile. Nonostante tutto ciò che vogliamo evidenziare, con insistenza dal Ministero trapela la voce indiscreta e insistente che i TFA saranno attivi e partiranno già dal prossimo febbraio 2011, ipotesi che, per quanto non completamente eliminabile, risulta quantomeno azzardata (se non tecnicamente impossibile).

Ritorniamo dunque per un attimo sui presunti TFA e cerchiamo di capire gli intenti palesi e quelli celati del Ministero.

Come accadde in passato per le SISS (unica via percorribile per ottenere l’abilitazione) antidemocratiche e classiste, defunte nel 2007, ai fini della preparazione dei test di ammissione ai tfa, alcune case editrici, con una lungimiranza commerciale da far rabbrividire sia i poveri precari che chi si è appena laureato e intende imboccare l’ardua via dell’insegnamento, hanno offerto collane di testi. La cosa strana, o se vogliamo amena, è che non solo non è stato pubblicato il testo definitivo del regolamento, ma non esistono nemmeno programmi ufficiali per le singole classi di concorso. Che vi sia un legame fra questa operazione e le reiterate insistenze del Ministero di far partire i TFA entro Febbraio non è certo, anche se è ovvio che l’ipotesi sostenuta a gran voce dal Ministero sta di certo facendo impennare le vendite dei testi in questione, facendo la felicità dell’editore che ne ha curato la pubblicazione e messa in vendita. Giocoforza, è necessario sottolineare ed evidenziare che la questione legata ai libri da acquistare per prepararsi ad una pre-selezione prevista da un decreto che non esiste, è il male minore. La mancanza da oramai molti anni di percorsi abilitanti ordinari (in alcuni casi addirittura da oltre quindici anni!), la disperazione dei non abilitati che dopo le innumerevoli discriminazioni, (ultima delle quali è stata la loro esclusione dai benefici previsti dal decreto Salvaprecari) si sono visti letteralmente gettati per strada per via della mancanza del titolo abilitante, e le aspettative dei molti aspiranti docenti, risultano essere fertile terreno di speculazioni commerciali di ogni sorta. E così non stupisce, ma indigna comunque, il fatto che molte università, con lungimirante preveggenza, si stiano attivando, ad esempio, per l’avvio di corsi finalizzati al conseguimento del livello B2 di inglese e per l’acquisizione della patente europea del computer. Si tratta di un’altra chicca del Ministero, il quale prima vanta di voler formare i nuovi docenti sulle nuove tecnologie, sulla conoscenza linguistica e sulla formazione per facilitare l’inserimento e integrazione degli alunni con Handicap, ma poi dice che questo è a carico degli studenti e non del corso che vorrebbe organizzare! Che dietro alla facciata di un muro intonacato alla bene meglio, vi siano rovine, macerie e secondi fini celati, non pare un’ipotesi remota, e qui nel pianeta del vissuto, lontano dalle astuzie di palazzo, si fa sempre più difficile la lotta per l’esistenza che disperatamente combatte contro il tenore di vita che è sempre più alto. Sarebbe imbarazzante, e incredibile l’ipotesi, per quei tanti precari, di dover chiedere un mutuo per potersi permettere il lusso di avere tutti i requisiti imposti dal presunto “decreto fantasma”. Ma le strane coincidenze che avvalorano l’ipotesi secondo cui il Ministero avrebbe organizzato i TFA anche con l’intento di dissanguare le tasche degli aspiranti abilitati, utilizzando la scusa del merito come uno specchietto per le allodole, non si fermano qui. La questione più annosa riguarda infatti i numeri dei precari non abilitati con esperienza pluriennale ritenuti inesatti che il Ministero avrebbe fornito alle commissioni parlamentari in sede di discussione del decreto in questione. Riassumendo, al massimo si potrebbe dire che non solo alcune statistiche a campione avrebbero rilevato che tali cifre sarebbero state gonfiate addirittura del cinquecento per cento, ma che tale numero è semplicemente, da un punto di vista matematico, impossibile! Eppure è sulla base di tale cifra che le commissioni Parlamentari, spaventate dalla eccessiva consistenza di questi docenti testimoniata da tali dati, hanno stabilito di lasciare del tutto inascoltate le richieste avanzate dalle principali associazioni di categoria, (richiesta in armonia con i principi del nostro ordinamento giuridico) e addirittura dal consiglio di Stato!

A fronte di ciò che è stato detto, Adida (Associazione Docenti Invisibili da Abilitare) che da sempre si occupa della difesa dei diritti dei precari di Terza fascia scordati dal mondo, consiglia vivamente a tutti i precari non abilitati e aspiranti docenti di evitare qualsiasi spesa in termini di tempo e denaro. Sia ben chiaro, stiamo parlando di un decreto che forse non verrà mai approvato e che anche qualora lo fosse avrà tempi di applicazione che non saranno quasi certamente immediati, ci sono voluti a titolo di esempio 10 anni dall’approvazione delle SISS alla loro attuazione. Anche qualora il decreto fosse approvato si consiglia la massima prudenza ai precari nello spendere il proprio denaro. Adida vuole evitare che la disperazione di questi docenti, possa essere vilmente strumentalizzata per secondi fini.

Adida (Associazione Docenti Invisibili da Abilitare)

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One comment

  1. C'azzecca /

    Nell’ articolo pubblicato, ho percepito come offensive certe affermazioni riguardanti la SSIS, e indirettamente, chi, come me, ha avuto la possibilità (da leggersi come capacità e non come fortuna…) di frequentarla.
    Vorrei ricordare che la SSIS ha rappresentato un grande passo in avanti nella formazione degli insegnanti in Italia.
    Definirle antidemocratiche e classiste è semplicemente INACCETTABILE.
    Le SSIS erano aperte a tutti i laureati con i requisiti di legge, e l’accesso era subordinato ad una doppia selezione in entrata, valutazione successiva in itinere e finale, con valore di esame di Stato abilitante. Il percorso biennale era forse un po’ ridondante, non privo di aspetti in parte criticabili, ma nel complesso certamente ricco.
    Rispetto al passato ha portato diversi miglioramenti:
    1) selezione maggiore rispetto al concorso (infatti gli idonei nel concorso Berlinguer sono stati un numero spropositato, senza programmazione di un tetto massimo) nella SSIS la programmazione del numero era Ministeriale, mal fatta, certo, ma pur sempre con Decreto Ministeriale
    2) Ricco percorso formativo
    3) Assenza di privilegi per i fortunati lavoratori dai 360 giorni di insegnamento. Sul punto ricordo che l’ultimo condono, sotto Moratti, ha abilitato, con un solo provvedimento, circa 90000 insegnanti, circa lo stesso numero che la SSIS ha abilitato in 10 anni!!!!
    Il futuro TFA, è, in fondo, una riproposizione della SSIS, con differenze molto discutibili, su cui non mi soffermo per brevità.
    Quello che è certo è che liquidare la SSIS o il futuro TFA o qualsiasi altro metodo meritocratico, programmato e selettivo, limitandosi a richiedere a gran voce l’ennesima sanatoria è proprio la peggiore delle ipotesi, ciò di cui non ha proprio bisogno la scuola italiana!!

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