Applicazioni iPad per la gestione della classe
 

Sono tempi difficili

set 20

Lo sconforto e la tristezza per una scuola in fase di demolizione ha fatto vacillare negli scorsi giorni la mia voglia ricerca di una didattica migliore, vedo sgretolarsi giorno per giorno intorno a me lo sforzo di molti colleghi ed amici del personale ATA, la riduzioni delle ore di lezione e i tagli indiscriminati di fondi stanno peggiornando inevitabilmente la formazione pubblica, non ho più voglia di parlare di politica scolastica con i colleghi.
Poiché io lavoro su persone e non su oggetti immateriali il mio primo obiettivo è lo studente e cascasse il mondo nessuno dei miei studenti dovrà avere un’istruzione peggiore rispetto agli allievi degli anni passati solo perché qualcuno ha deciso che studiare meno è meglio!
Fortunatamente esiste l’amore per il mio lavoro, è come un sospiro di speranza che mi fa sperare in una scuola unita e farò il possibile affinchè l’apprendimento dei miei studenti sia solo un effetto collaterale della passione per la disciplina, solo in questo modo demolirò le azioni di coloro che non vedono nei giovani il futuro.
Utopia? Forse, ma così sarà!

Fortunatamente ho tanti amici e colleghi blogger che la pensano in modo simile, tra questi vi segnalo anche le parole Annarita di Scientificando e come lei anche io vi allego lettera di di Mario Lodi indirizzata ai maestri e maestre d’Italia come esortazione e augurio per l’avvio del nuovo anno scolatico.

Si riparte!

Care maestre e cari maestri,

mi è capitato spesso, in questo periodo, di ricevere lettere o telefonate da qualcuno di voi. La domanda che mi viene rivolta con maggiore insistenza è: “Come facciamo a insegnare, in tempi come questi?”.

I sottintesi alla domanda sono molti: il ritorno del “maestro unico”; classi sempre più affollate; bambini e bambine che provengono da altre culture e lingue e non sanno l’italiano, etc.

Anch’io, come voi, soprattutto nei primi anni della mia attività di maestro, mi ponevo interrogativi analoghi.

Ho cominciato ad insegnare subito dopo la guerra. Le classi erano molto numerose. Capitava anche di avere bambini e bambine di età diverse.

Forse qualcuno di voi ha la brutta sensazione di lavorare come dopo un conflitto: in mezzo a macerie morali e culturali, a volte causate dal potente di turno – ce n’erano anche quando insegnavo io – che pensa di sistemare tutto con qualche provvedimento d’imperio.

I vecchi contadini delle mie parti dicevano sempre che i potenti sono come la pioggia: se puoi, da essa, cerchi riparo; se no, te la prendi e cerchi di non ammalarti e, magari, di fare in modo che si trasformi in refrigerio e nutrimento per i tuoi fiori.

Il mio augurio per il nuovo anno scolastico è questo: non sentitevi mai da sole e da soli!

Prima di tutto ci sono i bambini e le bambine, che devono essere nonostante tutto al centro del vostro lavoro e che, vedrete, non finiranno mai di sorprendervi.

Poi ci sono altre e altri che, come voi, si stanno chiedendo in giro per l’Italia quale sia ancora il senso di questo bellissimo mestiere. Capitò così anche a me, anche a noi. Cercammo colleghe e colleghi che si ponessero le nostre stesse domande e fu così che incontrammo Giuseppe Tamagnini, Giovanna Legatti, Bruno Ciari e altre e altri con i quali costruimmo il Movimento di Cooperazione Educativa.

Poi ci sono anche i genitori e le zie e i nonni dei vostri alunni e delle vostre alunne, che possono darvi una mano, se saprete, anche insieme a loro, rendere la scuola un luogo accogliente e bello, in cui ciascuno abbia il piacere e la felicità di entrare e restare assieme ad altri.

Non dimenticate che davanti al maestro e alla maestra passa sempre il futuro. Non solo quello della scuola, ma quello di un intero Paese: che ha alla sua base un testo fondamentale e ricchissimo, la Costituzione, che può essere il vostro primo strumento di lavoro.

Siate orgogliosi dell’importanza del vostro mestiere e pretendete che esso venga riconosciuto per quel moltissimo che vale.

Un abbraccio grande.

Mario Lodi

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