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La scuola maltratt…ATA

set 08

Rilancio la news degli amici di VoceATA messa in evidenza anche sul sito di Beppe Grillo:

Di Fabrizio Biolè pubblicato su movimento 5 stelle piemonte

Storia complessa quella del precariato ATA, soprattutto nel capoluogo piemontese, ma che proveremo a riassumere facendo del nostro meglio.
Io direi di partire dagli effetti che la Riforma Tremonti (chiamarla “Gelmini” mi sembrerebbe un abuso) che a partire dalla legge 133 del 2008 incide sullo sfoltimento del personale scolastico per circa il 17%: il famoso “taglio dei fannulloni della scuola”, un taglio così ineccepibile da essere perfettamente trasversale e da non tenere affatto in conto del merito, delle competenze e dell’impegno del singolo operatore. Il colpaccio di Tremonti & c. ha colpito mediaticamente grazie alla strategia precisa di essere trasmesso al grande pubblico in concomitanza con le dichiarazioni di Brunetta, acquistando la parvenza di una vera strategia contro gli sprechi nell’istruzione.
Preoccupa la quasi scientifica volontà di svilire settori come quello scolastico e quello universitario che riflette una strategia che calpesta e sminuisce formazione e cultura: vi ricorda per caso un certo “piano di rinascita democratica”?
La storia che racconto si inserisce ottimamente all’interno del contesto appena descritto: 87 cittadini in totale, personale ATA, non docenti, hanno presentato ricorso al TAR del Lazio contro una procedura ministeriale chiamata “ mobilità verticale”.
La mobilità verticale, esistente già da qualche legislatura, è il principio codificato secondo il quale, attraverso un percorso particolare, il titolare di ruolo con mansioni di Collaboratore Scolastico può passare al livello superiore di Assistente Amministrativo e Assistente Tecnico.
Questo tipo di procedura era rimasta inattuata a partire dalla metà degli anni ‘90 ed è stata reinserita tramite il Decreto Direttoriale 979 del 2010 per la definizione del contingente non docente proprio dopo la riforma Gelmini. E’ stato dunque indetto un corso-concorso di cui di formazione quattro giorni, con spese a carico dell’interessato e con un esame finale cui consegua una graduatoria dei Collaboratori Scolastici partecipanti.
In particolare, in un momento in cui i tagli alla scuola sembrano essere la priorità del Ministero, il meccanismo della mobilità verticale è stato utilizzato in modo strumentale per poter tenere fuori dalle graduatorie la maggior parte dei precari che già avevano alle spalle esperienze annuali da Assistenti Amministrativi ed Assistenti Tecnici, “spostando” il personale Collaboratore Scolastico al livello superiore, ma senza prevedere una sua sostituzione con nuovi assunti, a causa del blocco del turn-over previsto dal Ministro Tremonti, nonché della mancanza di titoli specifici in alcuni casi.
La situazione che si è andata a creare all’interno delle nomine in provincia di Torino è davvero paradossale. Al momento delle chiamate, la legge prevede che venga assegnato il posto per primi ai lavoratori in prima fascia (i cosiddetti “24 mesi”), in seguito a chi usufruisce della mobilità verticale e infine ai supplenti precari.
E qui viene il bello: il Tar del Lazio ha sospeso gli effetti del corso-concorso in attesa della sentenza su ricorso dei citati operatori ATA, in quanto ha riscontrato una possibile illegittimità nella procedura; ha però fatto intendere al personale in mobilità verticale di avere la certezza che il ricorso sarebbe stato rigettato e il Ministero ha pensato bene di proseguire con la procedura, chiedendo però agli Uffici scolastici regionali di non produrre graduatorie definitive.
A pochi giorni dalle assegnazioni lo stesso Ministero ha informalmente chiesto agli Uffici Provinciali di accantonare un numero di posti per un totale che rispecchiasse quello dei collaboratori in mobilità verticale che avessero passato l’esame finale del corso-concorso, nella misura prevista dal decreto. Già circostanza grave di per sé. In più, e qui viene la chicca torinese, l’ufficio provinciale di Torino ha informalmente contattato i partecipanti chiedendo loro di indicare l’istituto preferito, e promettendo un accantonamento della stessa scelta dall’elenco che sarebbe staso distribuito la mattina delle nomine.
In questo modo, per una sovrapposizione di errori e dubbie interpretazioni, chi doveva per punteggio (prima fascia) essere nei primi posti per la scelta dell’istituto, ha trovato un elenco di disponibilità incompleto, vedendo di fatto violato il proprio diritto di scelta.
In mezzo a tutto questo garbuglio di responsabilità, locali e generali, che hanno portato ad una stima ottimistica di circa 40.000 appiedati in tutto lo stivale, a due assistenti tecnici torinesi con anzianità di otto e undici anni, certi di entrare finalmente in ruolo è crollato il mondo addosso quando si sono ritrovati esclusi e quindi disoccupati, in quanto i posti negli istituti per geometri, in cui hanno negli anni passati maturato le rispettive esperienze (solamente 2 in totale in provincia di Torino) facevano parte dell’elenco stornato a monte, quello “riservato” in modo dubbio alla mobilità verticale.

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