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La matematica, prima odiata e poi amata

ott 09

Giorni di lavoro particolarmente pesanti che mi portano a trascurare un po’ i lavori su vocescuola e dedicare molto del mio tempo al recupero dei miei allievi. Sto cercando di programmare per i prossimi mesi lezioni di elettronica più coinvolgenti che incuriosiscono lo studente, all’insegna della sperimentazione con molti aspetti divertenti in modo da rendere piacevole l’apprendimento, dal caricatore di cellulare via usb per spiegare come funzionano i diodi o alla realizzazione di semplici insetti robottizzati a transistor e fotoresistenze per spiegare la polarizzazione di un transistor bjt, alla progettazione di semplici ricevitori AM e FM.

Per infondere una buona dose di curiosità ogni anno dedico un giorno alla fanta-elettronica, dal mia borsa estraggo: 1 vecchia cuffia militare, 1 diodo al germanio un condensatore variabile e un po’ di metri di filo.
Sguardi sorpresi: “Oggi ragazzi costruiamo una radio a galena, per farla funzionare non abbiamo bisogno di nessuna batteria elettrica!” risata generale, si burlano di me, dopo di che dimostrazione e grande curiosità generale e incomincia il percorso sulle trasmissioni radio.

Faccio tutto ciò ovviamente non per apparire simpatico o “alternativo” , ma perché ho notato che da sempre il grande scoglio è la matematica in tutti i suoi aspetti anche i più semplici, dal calcolo delle percentuali per valutare la tolleranza di una resistenza alla scala di misura su un oscilloscopio, all’approssimazione nei calcoli… sempre sempre sempre il solito problema: la matematica.

La mia speranza e che con esperimenti utili e divertenti possa far amare di più la matematica.

Sicuramente il problema risiede nella percezione che gli allievi hanno della matematica forse molti la vedono distante, slegata dal vivere quotidiano e forse in classe non si fanno esempi pratici: “Prof. ma a cosa mi serve una disequazione! Prof. ma perché devo imparare a convertire un numero da base due a base sedici tanto ci pensano i computer!”
Forse prima del “problema matematica” esiste il problema del “come si affronta UN problema”.
La matematica mette in evidenza la scarsa capacità da parte dei nostri (i miei) allievi di affrontare un compito in modo ordinato e mette a disagio lo studente.

Io ci provo ogni volta, ho ottenuto qualche miglioramento inserendo in ogni lezione “l’angolo della matematica che mi serve” se uso particolari calcoli richiamo le regole matematiche che mi servono oppure consegno qualche giorno prima una dispensa.
Non è una mia invenzione, credo che molti colleghi agiscono in questo modo, nel mio caso ho copiato il metodo adottato 25 anni fa dal mio professore di elettrotecnica

La sua prima mezz’ora di lezione:
ragazzi oggi imparerete: punto 1, punto 2, punto 3…
la matematica che utilizzeremo sarà: equazioni di secondo grado, percentuali,….

… poi si partiva con l’elettrotecnica

ricordo ancora i suoi gessetti colorati e la rabbia della bidella che non riusciva a pulir bene la lavagna :-)

Più volte ho confidato ai miei allievi che anche per me la matematica in prima superiorera era una materia astrusa, ricordo ancora la sensazione di disagio, la materia la percepivo come un un impasto disordinato di numeri e segni strani che cercavo di allontanare dal mio cervello ma si appiccicava a me come un blob gelatinoso… proprio così.

Il percorso dai 3 e 4 delle interrogazioni e dei compiti in classe in prima superiore ai 30 di analisi matematica 1 e 2 all’università è stato lungo e faticoso, la mutazione non è stata rapida ma l’ingrediente principale, nel mio caso, è stato il divertimento e la sperimentazione è il semplice metodo mi è stato insegnato dal miglior insegnate che ho avuto, la mia professoressa di matematica di prima e seconda superiore, senza la sua guida sicuramente avrei fatto altro (credo di aver già lodato la mia professoressa su vocescuola, non importa… è stata importante per me).
Ricordo che il suo primo obiettivo non era la matematica ma il PENSIERO e l’osservazione critica del mondo che ci circonda.
Mi ha insegnato ad affrontare qualsiasi problema usando la regoletta più semplice del mondo: “Michele scrivi tutto ciò che ti serve per affrontare un problema come una lista di sottoproblemi dopo di che affrontali uno alla volta, considerali come tante piccole scatolette, aprile vedi come sono fatte dentro, una volta che hai compreso il funzionamento vai al scatoletta successiva”.
Ricordo ancora le sue parole: “un passo alla volta con tranquillità la matematica non esistono problemi complessi, ma solo problemi con tanti passaggi, bisogna far attenzione a non dimenticar nulla per strada”.

Grazie Prof.

Promemoria per domani mattina:
attaccare uno striscione in classe e scrivere: “il nostro primo obiettivo è il PENSIERO”

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One comment

  1. La tua prof. è riuscita a spianarti un sentiero impervio:). La matofobia esiste e nasce proprio sui banchi di scuola! Bel post, Michele.

    Grazie:)
    annarita

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